Risoluzione dei traumi

Cos’è il trauma?photo-1434472007488-8d47f604f644

Che ce ne rendiamo conto o meno, tutti nella vita facciamo esperienza delle conseguenze di eventi traumatici piccoli e grandi. Incidenti d’auto, abusi sessuali, aggressioni, calamità naturali, violenza familiare, operazioni chirurgiche, ma anche mobbing, choc emozionali, la perdita di una persona cara, stress anche piccoli ma ripetuti nel tempo lasciano tracce indelebili nel corpo, nella mente e nell’anima – anche a distanza di decenni.

Gli eventi traumatici provocano l’innesco di una serie di dinamiche fisiologiche che investono il corpo e s’impadroniscono della mente, spesso lasciandoci impotenti e incapaci di reagire. In quei frangenti mobilitiamo tutte le energie a nostra disposizione per reagire alla minaccia del momento, ma lo facciamo senza nemmeno rendercene conto, per poi risvegliarci alla presenza nel corpo dopo ore, mesi, anni, oppure mai: è quella che molti chiamano dissociazione. Molte persone vegetano in una sorta di assenza, e in una certa misura tutti noi viviamo con un grado più o meno marcato di inconsapevolezza del corpo o di parti di esso. Tutti abbiamo subito traumi, e per la maggior parte non ne siamo nemmeno coscienti.

penguin-264337_960_720Si può infatti restare traumatizzati anche da un intervento chirurgico in anestesia totale, durante il quale la mente era addormentata, ma che il corpo ha vissuto come un’invasione del proprio spazio vitale. Molti traumi invece non sono infatti provocati da episodi eclatanti, bensì da eventi che gli altri considerano insignificanti o trascurabili, ma che su di noi hanno un effetto di congelamento, ci sopraffanno e ci fanno sentire distaccati da noi stessi, scollegati dal mondo, bloccati.

Il trauma è l’effetto nel corpo e nell’anima degli eventi traumatici vissuti nel passato.
Il trauma è qualcosa di troppo forte, troppo improvviso, troppo.
La buona notizia è che esiste una via d’uscita.

 

Gli animali selvatici non restano traumatizzati

photo-1456353407596-c57a8cac4babNon molti sanno che gli animali selvatici non rimangono traumatizzati. Un cervo attaccato da un lupo e sopravvissuto all’aggressione, il giorno dopo torna tranquillamente a brucare l’erba. Gli unici a restare traumatizzati siamo noi esseri umani e gli animali domestici che vivono con noi, e che quindi entrano a far parte del nostro campo cosciente: cani, gatti e cavalli.

Osservando il comportamento degli animali selvatici, il medico americano Peter Levine ha evidenziato come quando si trova di fronte a una minaccia percepita come mortale e non è più possibile lottare né fuggire, il cervello rettile (la parte cerebrale più antica del nostro sistema nervoso) metta in atto una terza, estrema opzione di difesa: il congelamento.

Una volta scampato il pericolo, gli animali selvatici scaricano automaticamente l’energia congelata attraverso tremori, sudore e calore che escono dal corpo, e in altri modi. Noi esseri umani, essendo identificati con la neocorteccia (la parte più evoluta del cervello), blocchiamo la scarica e quindi restiamo traumatizzati. In altre parole, l’energia mobilitata per la reazione alla minaccia resta bloccata all’interno del corpo, dove può restare anche per tutta la vita. Ecco allora che una persona rimasta coinvolta in un incidente avrà gravi difficoltà a salire su un’automobile, o chi ha subito una violenza sessuale non riuscirà a costruire una relazione soddisfacente, anche se non ricorda nemmeno d’essere stata violentata.

Le metodologie di risoluzione corporea dei traumi

Le metodologie classiche di risoluzione dei traumi a base corporea poggiano su solide basi fisiologiche e, operando in sessione individuale tramite l’ascolto corporeo profondo, favoriscono la scarica delle energie di sopravvivenza congelate nel corpo fisico in seguito a uno o più eventi traumatici. L’energia così scaricata torna ad essere disponibile nella nostra vita, rendendoci più forti e trasformando eventi penalizzanti e umilianti in occasioni di enorme crescita emozionale e spirituale. Ciò avviene spesso esplorando le dinamiche vittima-carnefice e preda-predatore di cui i nostri corpi conservano memoria, in un’ottica di ripristino dei confini personali e di recupero delle proprie potenzialità e abilità.  ghepardo

Un altro punto di forza di questi approcci consiste nel fatto che si tratta di un tecniche non catartiche, per cui non è necessario rivivere l’evento traumatico come avviene con altre metodologie, eliminando così il pericolo di una possibile ritraumatizzazione. Ci si affida semplicemente alla saggezza profonda del corpo fisico e al suo sentire, lasciandosi guidare verso la risoluzione.

Lavorando in tal modo è così possibile aumentare la resilienza del sistema nervoso autonomo, in modo da renderlo maggiormente in grado di gestire lo stress quotidiano e di restare cosciente nelle situazioni di pericolo che tutti nella vita ci troviamo prima o poi ad affrontare. Se ci trovassimo in situazioni di pericolo estremo, saremo maggiormente in grado di restare lucidi, agendo per preservare la nostra incolumità e quella altrui. Ecco perché queste conoscenze è bene facciano parte del curricula delle professioni che ogni giorno si trovano di fronte al pericolo e alla morte: medici, infermieri, forze dell’ordine, vigili del fuoco.

Risoluzione dei traumi e sciamanismo consapevole

photo-1469173479606-ada03df615acLe ricerche più all’avanguardia e soprattutto le conoscenze ancestrali dei popoli tribali dimostrano l’esistenza di aspetti del trauma che non sono normalmente riconosciuti nemmeno dai creatori di tecniche di risoluzione traumatica come Somatic Experiencing® ed EMDR®. L’integrazione di tali tecniche le conoscenze sciamaniche che abbiamo appreso nel corso degli anni attraverso esperienze dirette coi popoli tribali ci consente pertanto di offrire ai nostri clienti un carnet molto più ampio di risorse e di possibilità. Siamo così in grado di favorire la risoluzione dei traumi transgenerazionali, cioè trasmessi da una generazione all’altra, oltre che di lavorare sulle memorie traumatiche risalenti a vite precedenti. E questo non soltanto in sessione individuale, come avviene di solito, ma anche in sessione di gruppo!

Dal punto di vista sciamanico, la dissociazione equivale alla perdita dell’Anima, cioè al fatto che una parte più o meno consistente dell’energia vitale è uscita letteralmente dal corpo. Secondo la visione sciamanica inoltre, ogni piccola parte del corpo, ogni osso e ogni organo possiede un suo Spirito. Nel lavoro sui traumi capita spesso di constatare che è soltanto una parte del corpo ad essere dissociata, ad esempio un braccio fratturato anche molti anni fa. Ciò che si fa allora è ristabilire la presenza energetica nell’arto, reintegrandolo con il resto del corpo. Il cliente è così in grado di godere di un rinnovato senso di completezza, di unione, meravigliosamente esperibile direttamente nel corpo fisico.

Il lavoro sciamanico di risoluzione dei traumi, sia in sessione individuale che di gruppo, è inoltre di grande aiuto nel rimuovere gli strati di oscurità e congelamento dovuti ad eventi traumatici che avvolgono la coscienza, liberandola pian piano e letteralmente risvegliandola alla vita. E’ soprattutto nei nostri percorsi formativi che tale percorso viene proposto anche come lavoro preparatorio all’esperienza e all’operatività sciamanica. Grazie ad esso, e in base ai diversi livelli di consapevolezza, ciascuno è così in grado di riprendersi una parte della propria energia fino a quel momento congelata, migliorando così la percezione e la sensibilità non solo corporee, ma anche sottili.