La responsabilità sociale nella relazione d’aiuto

Fare il medico, così come il formatore, l’operatore olistico, lo psicoterapeuta o l’insegnante, comporta una responsabilità sociale.
L’opinione pubblica è stata pilotata a credere che solo chi sia virologo possa parlare della crisi attuale, gli altri devono zittirsi e obbedire. Ma chi ha conservato un barlume di senso critico o anche solo di sensibilità non può non accorgersi che siamo nel pieno di una vasta operazione geopolitica internazionale che ci tocca tutti, e a tutti i livelli.
A chi mi critica dicendo che “nel mio ruolo” non dovrei occuparmi di certe cose, rispondo che il loro mi pare un invito a non usare il cervello, moda alquanto dilagante da un annetto a questa parte (non che prima non lo fosse, ma ora è ‘virale’).
Una volta esistevano i giornalisti, gli intellettuali e i ricercatori che fungevano da sana spina nel fianco per il potere, denunciandone gli eccessi ed esponendone le trame. Come fece sagacemente notare anni fa Zygmunt Bauman, gli intellettuali si sono poi venduti e i cosiddetti tali fanno oggi a gara a chi lustra meglio le scarpe del padrone. I veri intellettuali rimasti sono stati emarginati e resi invisibili.
E’ proprio a causa dei ‘colleghi’ che stanno zitti e non si espongono perché ‘tengono famiglia’, oltre a decenni di culi e tette in tv, che la mente umana è stata addormentata e siamo arrivati a questo punto. Come se la consapevolezza, la salute, il benessere e l’istruzione potessero prescindere dalla libertà, dalla dignità e dalla ricerca indipendente del vero.
Se non rivendichiamo il diritto di pensare e di esprimerci liberamente, e di farlo in modo critico, non vedo cosa serva vivere.
– Marco Massignan